Lo scorso 15 Luglio a Milano la Fondazione CRUI ha presentato i risultati del “Report 2018 dell’Osservatorio Università-Imprese”, giunto alla sua quarta edizione, un rapporto incentrato sull’analisi della situazione italiana in merito all’integrazione e interazione tra il sistema universitario e quello imprenditoriale.

Nello specifico, le tematiche prioritarie indagate nel 2018 sono state:

  • apprendistato di Alta Formazione e Ricerca;
  • dottorati industriali;
  • corsi di Laurea sperimentali ad orientamento professionalizzante;
  • competenze trasversali;
  • scienze della Vita e della Salute;
  • sistema agroalimentare.

Apprendistato di alta formazione e ricerca

Le aziende hanno dato una valutazione positiva di questo strumento, ritenuto estremamente utile per introdurre nel contesto organizzativo competenze aggiornate e specialistiche, risorse, dall’ampia prospettiva di crescita personale e professionale, allineate con gli sviluppi del mercato, funzionali a veicolare innovazioni e cambiamenti vitali per il vantaggio competitivo aziendale.

È stato valorizzata, dagli imprenditori intervistati, anche l’importanza del dialogo con le Università per la definizione di progetti formativi tailor-made, calzanti rispetto a temi e competenze effettivamente richieste dalle imprese.

È interessante che l’aspetto legato agli sgravi fiscali, contributivi e retributivi, sia considerato per le imprese meno importante rispetto alla possibilità di selezionare giovani di spessore, motivati, preparati e incardinarli in un percorso formativo ben strutturato.

Le criticità rilevate, invece, riguardano:

  • la scarsa conoscenza, soprattutto tra gli studenti, di questa opportunità, interpretata da alcuni come una condizione di lavoro “di ripiego” e non come la possibilità di avere concrete prospettive occupazionali;
  • la lentezza o le difficoltà burocratiche legate all’attivazione del percorso o la rigidità dei piani di studio che non consente di gestire agevolmente il processo di riconoscimento dei CFU;
  • la scarsa informazione, anche da parte delle imprese e delle università, dei vantaggi e delle modalità di realizzazione dell’apprendistato

Dottorati industriali

Se nei primi due anni di programmazione era stato davvero esiguo l’interesse registrato per questa iniziativa, l’ultimo ciclo di dottorati rivela un accresciuto numero di atenei coinvolti, l’incremento di corsi di dottorato intersettoriali, la soddisfazione completa delle imprese che hanno tratto significativi vantaggi dalle esperienze vissute. Anche in questo caso le criticità riguardano il gap informativo – poche imprese e poche università conoscono questa opportunità – e l’attivazione di tali percorsi solo in alcune aree territoriali e non diffusamente in tutta la penisola.

Percorsi professionalizzanti

Una rivoluzione nel mondo accademico che è stata imbrigliata da rallentamenti burocratici, indecisioni normative, revisioni e ripensamenti procedurali. Tra mille difficoltà sono stati attivati 14 nuovi corsi di laurea sperimentali finalizzati a formare figure altamente specializzate, molto ricercate dalle imprese, percorsi basati sull’approccio del “learning by doing”, con un ampio ricorso a professionalità provenienti dal mondo del lavoro. I dati raccolti testimoniano che i corsi avviati sono effettivamente nati dalla strettissima collaborazione con aziende, associazioni, ordini professionali per la definizione degli obiettivi di apprendimento, dei profili professionali, delle caratteristiche dell’offerta didattica.

I corsi avviati sono afferenti alle classi di laurea di Ingegneria Industriale, Scienze e Tecniche dell’edilizia, Ingegneria dell’informazione, Scienze e tecnologie agrarie e forestali, ingegneria civile e ambientale, scienze e tecnologie della navigazione. Il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) ha approvato la proposta di incanalare la nuova programmazione di tali percorsi in quattro classi di laurea prioritarie:

  • professioni tecniche agrarie, alimentari e forestali;
  • professioni tecniche industriali e dell’informazione;
  • professioni tecniche paraveterinarie;
  • professioni tecniche per l’edilizia e il territorio.

Le maggiori criticità rinvenute hanno riguardato:

  • la penalizzazione derivante dal collocare tali corsi nell’ambito delle classi di laurea già esistenti, senza la giusta valorizzazione delle prospettive e delle caratteristiche specifiche di questo tipo di percorso;
  • l’assenza del valore abilitante di tale titolo, che avrebbe conferito un’attrattività e funzionalità ben più significativa a tali percorsi di laurea;
  • la mancanza di chiarezza nella strutturazione di “passarelle” – sistemi di connessione e di transizione- con ITS e altri corsi universitari;
  • la carenza di budget per implementare attività didattiche che, basandosi sul ricorso a professionisti esterni, a laboratori e servizi aggiuntivi di tutoraggio, necessitano di maggiori risorse finanziarie.

Competenze trasversali

È sempre più attenzionata l’attività dei Teaching and Learning Center (TLC), il cui obiettivo è stimolare il miglioramento e l’innovazione nelle metodologie didattiche applicate in ambito universitario, valorizzando l’importanza dell’aggiornamento dei docenti, dell’utilizzo di nuove risorse strumentali – come i MOOC -, della condivisione delle buone pratiche sperimentate.

In America i TLC organizzano classroom visit con sessioni di peer observation, durante le quali i docenti hanno l’opportunità di confrontarsi con colleghi esperti di metodologie didattiche, che li indirizzano rispetto a sussidi didattici utilizzabili, procedure di accoglimento e valutazione dei feedback degli studenti, strumentazioni ICT, costruzione di sessioni formative basate sull’alternanza di metodologie didattiche (frontale, discussione collettiva, studi di caso).

In Italia gli atenei sono orientati a:

  • mettere in rilievo la centralità del tema del cambiamento e aggiornamento delle metodologie formative;
  • favorire scambi e confronti tra i colleghi;
  • introdurre sistemi di autovalutazione delle performance;
  • stimolare l’analisi dei feedback degli studenti.

Scienze della Vita e della Salute

L’Italia è il primo produttore di farmaci dell’Unione Europea e il settore farmaceutico è tra quelli che registra i più cospicui investimenti in: ricerca e sviluppo – il 7% del totale degli investimenti in Italia-, reclutamento di addetti in ricerca e sviluppo, costituzione di imprese innovative.

Nonostante ciò, la frequenza delle sperimentazioni cliniche di medicinali è molto bassa: un dato paradossale alimentato da barriere burocratiche, procedurali e dalla carenza di figure professionali esperte nella gestione di progetti di ricerca e perfettamente preparate in merito alle regole operative su cui si basa la ricerca clinica.

Farmindustria e SIF, per favorire la sinergia tra le competenze accademiche e il mondo delle imprese, hanno lanciato una piattaforma web, InnovationFlow, con l’obiettivo di agevolare il matching tra le esigenze delle industrie del farmaco e le idee, i progetti, i brevetti dei ricercatori.

L’industria farmaceutica, inoltre, si sta avvicinando a robotica, nanotecnologia, intelligenza artificiale, blockchain: un’altra esigenza che emerge è quella di poter contare su figure professionali che abbiamo competenze “transettoriali” e siano in grado di muoversi in questi nuovi scenari.

Sistemi agroalimentari sostenibili

L’agroalimentare è un settore ad alta intensità occupazionale che favorisce non solo l’inserimento lavorativo di profili con qualifiche di scuole superiori o con formazione obbligatoria, ma soprattutto di laureati. Le aziende manifestano, però, l’esigenza, di ricorrere a figure interdisciplinari, preparate anche in discipline economiche, giuridiche, ingegneristiche, digitali, che siano in grado di facilitare l’introduzione di innovazioni di prodotto e di processo, che siano ricettive verso trend di mercato che prospettano rivoluzioni tecnologiche oggi dall’incidenza imponderabile.