Non più dipendenti, ma persone. Sempre meno “gestione delle risorse umane”, sempre più people strategy. Diffusa e profonda sta divenendo la convinzione che il vero valore delle imprese risieda nel patrimonio di competenze, energia, passione, coinvolgimento del personale che vi lavora.

Così come, altrettanto matura, è la consapevolezza che ciascuna persona debba trovarsi nelle condizioni di esprimere pienamente il proprio potenziale, sentendosi stimolata, gratificata, riconosciuta all’interno dell’organizzazione.

Welfare aziendale

Le misure di welfare aziendale, adottate da un numero crescente di imprese, rispondono proprio a questa esigenza. Il Messaggero ha dedicato un inserto a tale tema, valorizzando diverse buone pratiche. Colpisce il sistema Fastweb: servizi per la previdenza, assicurazione gratuita per la vita, per l’invalidità permanente da malattia, un piano sanitario aziendale, con check up gratis per tutti i collaboratori, welfare room (in cui i dipendenti possono svolgere attività sportive e non), pacchetti di lezioni private gratuite di lingua inglese, di educazione digitale e sulla genitorialità. Una lettura completa e integrata delle esigenze dei collaboratori.

Manuel Massagli, presidente di Aiwa, “Associazione italiana del welfare aziendale”, intervistato dal Messaggero, riconosce la necessità di passare da misure generaliste al mywelfare, iniziative personalizzate, altamente rispondenti a bisogni prioritari dei collaboratori. Il panel dei servizi “si costruisce attorno alla macchinetta del caffè” ascoltando le richieste dei lavoratori per individuare solo servizi davvero utili, che efficacemente li gratifichino.

Brand reputation

Il welfare aziendale, però, non risponde soltanto all’esigenza di motivare e valorizzare il personale: è uno strumento importantissimo di brand reputation. Attrae i talenti, li induce ad avvicinarsi ad una realtà aziendale o a rimanerci. È un valore aggiunto agli occhi di stakeholders, fornitori e clienti. Il business, oggi, è attenzione alla persona, all’ambiente, alla società. “Un’azienda deve essere valutata non solo attraverso la crescita del suo business, ma anche attraverso il progresso sociale che genera” ha dichiarato, in un’intervista rilasciata a Capital, Sonia Malaspina, Direttore HR Sud-Est Europa della Danone.

Nell’azienda è stato adottato il “Baby decalogo”, un insieme di incentivi a favore della genitorialità: contributo INPS dal 30% al 60%, smart working, agevolazioni ai padri e, soprattutto, MAAM “Maternity as master”, l’unico programma di formazione aziendale al mondo che trasforma la maternità e la paternità in un master in competenze chiave per la crescita professionale. Il percorso è costruito in modalità blended secondo l’approccio del micro-learning: sessioni formative brevi e significative che alternano momenti in aula con pillole fruite da pc o smartphone. L’obiettivo è rendere consapevoli i dipendenti dell’insieme di competenze soft – ad esempio, il multitasking, la gestione dello stress, l’intelligenza emotiva – che l’esperienza della genitorialità potenzia, aiutandoli ad apprezzarle, valorizzarle e trasporle nel vissuto lavorativo.