La raccomandazione del Consiglio sui “Percorsi di miglioramento del livello delle competenze: nuove opportunità per gli adulti del 19.12.2016 rientra nelle azioni della Commissione europea attuate nell’ambito della “Nuova Agenda per le competenze per l’Europa” del 10.06.2016 al fine di promuovere e valorizzare il capitale umano.

Nella raccomandazione del Consiglio “nella società odierna è necessario che ogni persona possieda un “ampio corredo di abilità, conoscenze e competenze, compreso un livello

sufficiente di competenze alfabetiche, matematiche e digitali per poter realizzare appieno il proprio potenziale e un ruolo attivo nella società”.

La raccomandazione prende in considerazione sia le persone scarsamente qualificate in particolar modo sul piano delle competenze di base, perché potrebbero andare a costituire una quota elevata di disoccupati; sia su gruppi sociali vulnerabili quali:

  • i lavoratori anziani,
  • le persone economicamente inattive,
  • i cittadini di paesi terzi, per i quali è difficile l’inserimento e il reinserimento nel mercato del lavoro.

In Italia gli adulti in possesso di un basso livello di competenze rappresentano il 38% della popolazione.

Un fenomeno che riguarda tutte le fasce d’età e quindi non esclusivamente coloro che sono esposti ad una più veloce obsolescenza delle proprie competenze per l’avanzare dell’età e la fuoriuscita dal mondo del lavoro o dell’istruzione.

In Italia il 54% dei cittadini 16-65enni ha un titolo di studio al di sotto del diploma, il 34% possiede un diploma e il 12% un titolo di laurea.

In particolare, i cittadini con livelli bassi di alfabetizzazione funzionale o di literacy sono circa 11 milioni.

Tendenzialmente il numero di low skilled si concentra nelle fasce di età più avanzate ed in generale al crescere del titolo di studio diminuisce la probabilità che un individuo possa diventare un low skilled. Infatti, uno dei fattori che influenzano la partecipazione alle attività di formazione e della vita sociale è il grado di istruzione posseduto.

Inoltre, il nostro Paese è caratterizzato da una situazione in cui alla scarsa offerta di competenze si accompagna una domanda debole da parte delle imprese.

La partecipazione alle attività di istruzione e formazione degli adulti italiani secondo PIAAC è stata del 24% rispetto al 25% dei paesi OCSE.

L’Italia sembra lontana dal raggiungimento dell’obiettivo della Strategia Europa 2020 per cui almeno il 15% degli adulti dovrebbe partecipare ad attività di istruzione e formazione permanente.

La raccomandazione del Consiglio sui “percorsi di miglioramento” sollecita ad offrire agli adulti con un basso livello di competenze, conoscenze e abilità affinché abbiano l’opportunità di acquisire un livello minimo di competenze alfabetiche.

Il fine è il conseguimento di una qualifica EQF di livello 3-4.

Inoltre, raccomanda l’erogazione di percorsi di miglioramento del livello di competenze,

strutturata in tre fasi:

  • Valutazione delle competenze;
  • Fornitura di un’offerta formativa su misura, flessibile e di qualità al fine di soddisfare le esigenze individuate dalla valutazione;
  • Convalida e riconoscimento delle competenze;

Sul piano finanziario la Raccomandazione non prevede risorse aggiuntive, ma l’ottimizzazione delle risorse già presenti nelle fonti di finanziamento quali il Fondo Sociale Europeo e/o Erasmus.

GLI INTERVENTI PER LA QUALIFICAZIONE E RIQUALIFICAZIONE DEGLI ADULTI

Un’analisi dei bandi e avvisi gestiti dalle 21 amministrazioni regionali e provinciali italiane sul tema dei “percorsi di miglioramento del livello di competenze”, così come declinato nella Raccomandazione europea “Upskilling Pathways Initiative”.

L’analisi dei bandi è stata organizzata intorno ad alcuni grandi direttrici di lettura, in cui si è dato risalto agli elementi innovativi di disegno decentrato, ma organico, delle politiche attive per il lavoro:

le policy per una “Garanzia Adulti” in Italia nel D. lgs 150/15 e nella programmazione con fondi FSE nei territori italiani;

– l’integrazione e la specializzazione degli Obiettivi Tematici e dei servizi;

misure per la riqualificazione in occasione di eventi straordinari che hanno portato le amministrazioni a riorganizzare velocemente la pianificazione di risorse e azioni;

voucher, tirocinio, costi formativi standard e programmazione “a sportello”.

Le policy per una “Garanzia Adulti” in Italia nel D. lgs 150/15 e nella programmazione con fondi FSE nei territori italiani.

Tale Decreto prevede che la persona priva di lavoro si attivi per cercare di reinserirsi nel mercato del lavoro, prima di tutto presentando la DID (dichiarazione di immediata disponibilità) e poi partecipando al patto di servizio personalizzato e ai percorsi di istruzione, formazione e lavoro che le verranno via via proposti durante la

disoccupazione.

L’Integrazione e specializzazione degli Obiettivi Tematici e dei servizi.

Molte Regioni hanno adottato una pratica di programmazione multi-asse e multi- obiettivo: in questo le amministrazioni regionali hanno potuto sviluppare interventi sistemici integrando in modo sequenziale azioni di formazione per la qualificazione e riqualificazione, interventi specifici per categorie svantaggiate, interventi di inserimento al lavoro.

Misure per la riqualificazione in funzione anticrisi o in territori colpiti da terremoto.

Le Regioni facendo riferimento all’Obiettivo Tematico 8.6, destinano risorse all’aggiornamento, riqualificazione e inserimento lavorativo di lavoratori in territori colpiti da crisi. Le stesse misure in alcuni casi vengono declinate anche per fronteggiare in modo rapido e flessibile la crisi innescata da eventi sismici del 2017.

Voucher, tirocini, costi formativi standard e programmazione “a sportello”

Lo strumento del voucher viene utilizzato in diverse strategie regionali come dispositivo per stimolare la domanda individuale e al contempo assicurare la garanzia pubblica del rapporto che si instaura tra l’individuo, l’agenzia di formazione e l’impresa interessata ad assumere.

In tutti i territori in cui vengono adottati tali dispositivi, essi sono abbinati alla strategia della programmazione per bandi o avvisi “a sportello” e non dei singoli bandi, di modo che l’amministrazione regionale non finanzia la singola misura, ma la policy cui tale misura appartiene, fino ad esaurimento delle risorse finanziarie, solitamente in avvisi biennali che prevedono tre o quattro aperture l’anno.

L’altra caratteristica innovativa, che si accompagna all’adozione di tirocini o voucher, è la previsione di rendicontazione in base a costi unitari e non costi reali.

LA SKILL STRATEGY DELL’OCSE IN ITALIA

Il contesto sociale, economico e demografico italiano, è connotato da una serie di criticità, aggravate dagli squilibri territoriali e dalle differenze tra le diverse macro-aree del Paese.

Destano preoccupazione, con ancor più evidenza nel periodo successivo alla crisi economica mondiale, le performance economiche deboli, la produttività stagnante, i tassi di disoccupazione che si aggravano ulteriormente con i dati degli inattivi o scoraggiati, ampiamente rappresentati dai NEET, nelle coorti giovanili, e dai bassi tassi di occupazione femminile.

Le competenze rappresentano un elemento chiave in questo panorama critico, esse hanno effetti positivi sulla capacità delle persone di vivere e lavorare in una prospettiva di flexsecurity e sull’incremento della produttività e della performance delle imprese, pertanto, una carenza di competenze o un loro utilizzo non ottimale comporta spreco di risorse e di talenti.

In riferimento a tali evidenze la Skill Strategy promossa dall’OCSE107 identifica le competenze tra le leve più rilevanti per la crescita e lo sviluppo delle economie avanzate, ponendosi l’obiettivo di sviluppare un metodo che aiuti i Paesi a identificare i punti di forza e di debolezza dei propri sistemi nazionali delle competenze al fine di facilitare la progettazione e l’implementazione di politiche volte a favorire la crescita economica e l’inclusione sociale.

La Skill Strategy dell’OCSE ha proposto di focalizzare l’attenzione su quattro pilastri, per l’individuazione di pratiche destinate allo sviluppo, all’attivazione e ad un migliore utilizzo delle competenze.

L’UTILIZZO DELLA CLASSIFICAZIONE EUROPEA DELLE OCCUPAZIONI E DELLE COMPETENZE (ESCO) A SOSTEGNO DELLA DOMANDA-OFFERTA DEL LAVORO

La commissione europea promuove la mobilità del lavoro in tutta l’Unione nella convinzione che questo possa aiutare ad affrontare gli squilibri economici e il mismatch di competenze anche in considerazione della creazione di nuovi lavori, o la trasformazione di quelli già esistenti.

La New Skills Agenda for Europe identifica nella maggiore trasparenza delle qualificazioni e nella convalida dell’apprendimento non formale e informale, le strategie più importanti alla rimozione degli ostacoli alla mobilità professionale dei lavoratori.

Esco (the European Classification of Skills, Competence and Occupation) è un efficace strumento a support delle azioni e dei servizi di incontro domanda-offerta di lavoro.

Il suo principale obiettivo è quello di stabilire un linguaggio comune per supportare il

superamento delle lacune comunicative tra i diversi Paesi e tra i settori dell’occupazione, dell’istruzione e della formazione.

Lo sviluppo di ESCO si basa sul protocollo del Web semantico che mira ad una trasformazione strutturale del mondo del mercato del lavoro e del settore dell’istruzione e della formazione: ciò significa che le offerte di lavoro e i curricula sono un set di dati standardizzati che possono essere utilizzati e interrogati da strumenti web e tra essi interconnessi.

ESCO è parte integrante della rete di servizi europei per l’impiego EURES in qualità di strumento a supporto dello scambio di informazioni sulle offerte di lavoro e dei curriculum vitae tra gli Stati Membri ESCO è stato pensato anche come strumento complementare per lo European Qualification Framework all’interno del quale gli Stati referenziano le proprie qualificazioni nazionali, permettendone in tal modo una migliore comparabilità dei risultati di apprendimento.

ESCO è organizzato in tre pilastri:

  1. il pilastro delle occupazioni,
  2. quello delle conoscenze, abilità e competenze,
  3. il pilastro delle qualifiche.

Nel complesso questo approccio consente ad ESCO di organizzare in modo coerente e trasparente la terminologia del mercato del lavoro europeo, nonché del settore

dell’istruzione e della formazione.

Uno dei primi impegni che il Team ESCO si è assunto per l’implementazione della classificazione europea, ha riguardato un lavoro di mappatura della classificazione nazionale delle professioni al Pillar Occupation.

La valutazione finale che ne può essere fatta è molto positiva: nei termini in cui il sistema classificatorio italiano delle professioni è conforme a quello europeo, è ragionevole pensare che i risultati di questo lavoro rappresentano un valore aggiunto e un concreto contributo alla strategia italiana di rafforzamento delle politiche e dei servizi di politica attiva del lavoro.

ESCO si rende indispensabile per fornire all’utente, sia esso studente, lavoratore, persona in cerca di lavoro, strumenti di facile accesso e fruibilità per un efficace e agevole incontro tra domanda e offerta di lavoro e/o formazione.

LA RACCOMANDAZIONE SULLE COMPETENZE CHIAVE E LA SITUAZIONE ITALIANA

Il 22 maggio del 2018 il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la nuova “Raccomandazione relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente”.

La Raccomandazione si inserisce nel quadro delle iniziative attraverso cui l’Unione intende intervenire a sostegno delle competenze delle persone ed a favore del rafforzamento dello spazio europeo dell’educazione.

La Raccomandazione sulle competenze chiave assume un valore più generale al fine di promuovere società più prospere, democratiche ed inclusive.

Il suo contenuto innovativo riguarda non solo la ridefinizione del set di competenze chiave, ma anche lo sviluppo di un quadro di sostegno in grado di assicurare la loro diffusione tra la popolazione.

In questo quadro le criticità che sembrano emergere dalle indagini internazionali che si occupano di misurare le competenze della popolazione relative al numero delle persone definite “low skilled” proprio relativamente a competenze fondamentali.

La Raccomandazione ha svolto un ruolo molto importante nel diffondere il quadro di competenze proposto, favorendone l’adozione nei curricula nazionali e, più in generale, nell’offerta formativa e sviluppando un ampio numero di pratiche ed esperienze in questo settore.

Essa si articola in una prima parte, costitutivo del testo della raccomandazione stessa, e in un allegato relativo al quadro di riferimento europeo delle competenze chiave per l’apprendimento permanente, aggiornato al 2008.

In base all’ordinamento comunitario, l’azione europea nei settori di istruzione e formazione ha l’obiettivo di incoraggiare la cooperazione tra gli stati membri ed è rivolta in particolare a sostenere a dimensione europea di istruzione e formazione.

innovazioni relative alle singole competenze

le innovazioni relative alle singole competenze riguardano in parte la definizione di competenza, e soprattutto si collocano in un differente contesto d’uso delle competenze:

  • competenza alfabetico funzionale
  • competenza multilinguistica si riferisce alla capacità di utilizzare diverse lingue in modo appropriato ed efficace allo scopo di comunicare. Anche in questo caso si passa da una semplice “Capacità di comunicazione nella lingue straniere” ad un richiamo esplicito al multilinguismo come capacità complessa della persona;
  • competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria si tratta di due competenze distinte, unificate, come già nella precedente raccomandazione, per ragioni di compattezza e praticità del quadro di riferimento comune;
  • competenza digitale si tratta di una competenza cruciale per il cittadino, di accesso alle opportunità informative, formative, occupazionali, sociali e culturali;
  • competenza personale, sociale e di capacità di imparare ad imparare essa risulta tra quelle maggiormente riformulate. Al suo interno rientrano una pluralità di elementi innovativi, in particolare legati a capacità e competenze non cognitive, che sappiamo essere molto rilevanti per il raggiungimento di risultati positivi dei cittadini;
  • capacità di imparare a imparare integra l’obiettivo di essere disposti e capaci di apprendere tutta la vita ed è oggi essenziale in una società caratterizzata dall’invecchiamento demografico ed in un’ottica di strategie a favore di un invecchiamento attivo della popolazione;
  • competenza di cittadinanza si concentra sul solo tema della cittadinanza, cruciale in rapporto a molti aspetti del mondo attuale;
  • competenza imprenditoriale si riferisce alla capacità di agire sulla base di idee e opportunità e di trasformarle in valori per gli altri.
  • competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali, si passa da una mera “Consapevolezza ed espressione culturale”.

Il quadro europeo sulle competenze chiave prevede indicazioni per il sostegno allo sviluppo delle competenze chiave.

Si tratta di una componente innovativa della raccomandazione, finalizzata a valorizzare i diversi acquis comunitari e gli strumenti che sono stati realizzati nell’ambito dei processi di cooperazione europea in materia di istruzione formazione, apprendimento permanente.

Per quanto riguarda l’Italia, la Raccomandazione si inserisce in un quadro giuridico e operativo favorevole alla possibilità di una sua piena implementazione.

Nella definizione di una strategia complessiva di rafforzamento delle competenze chiave dei cittadini italiani, può essere utile sollecitare l’attenzione dei decisori su alcune riflessioni:

  • rafforzamento delle competenze di base dei cittadini;
  • riorientare dell’offerta formativa al nuovo quadro delle competenze chiave;
  • strumenti di validazione.