Quale laurea è maggiormente appetibile per il mondo delle imprese? Quale titolo di studio universitario consente di guadagnare di più? Sono domande, queste, che tutti i giovani diplomati iniziano a porsi nel momento in cui si ritrovano a dover scegliere il percorso di formazione universitaria da intraprendere per evitare una brutta sorpresa una volta conseguito il tanto agognato titolo di laurea. Ma in realtà, il titolo universitario aiuta a trovare lavoro più facilmente?

Dati del report “Gli sbocchi professionali dei laureati nelle imprese”

I dati emersi dall’indagine del Sistema informativo Excelsior, realizzata da Unioncamere in collaborazione con Anpal, “Gli sbocchi professionali dei laureati nelle imprese”, condotta nel corso del 2018 e racchiusa nel volume “Laureati e lavoro”, mostrano un quadro abbastanza scoraggiante.

Il report, infatti, evidenzia come le imprese dell’industria e dei servizi destinano il 35% dei posti di lavoro ai diplomati, il 31% a persone in possesso di un titolo di qualifica o diploma di formazione professionale, il 22% riguardano mansioni per le quali è richiesta esclusivamente la scuola dell’obbligo e solo il 12% totale dei contratti sono rivolti a candidati in possesso della laurea. La formazione universitaria, pertanto, è richiesta per circa 1 nuovo posto di lavoro su 8.

Andando nello specifico, data la diversa natura dei percorsi formativi e delle relative competenze acquisite, il titolo che risulta maggiormente efficace ai fini dell’assunzione risulta essere quello economico, che copre il 26% della domanda totale di laureati, seguito a ruota dall’indirizzo formativo e dell’insegnamento, dell’ingegneria elettronica e dell’informazione e dall’indirizzo sanitario e paramedico. Particolarmente richiesti sono anche i laureati negli altri ambiti di natura scientifica, come il chimico-farmaceutico e quello scientifico-matematico-fisico, che comprende l’informatica.

Professioni con maggiore richiesta di laureati

In linea di massima, dunque, sono le professioni tecniche e specialistiche afferenti ai suddetti settori quelle più richieste e per le quali le imprese preferiscono la laurea come titolo di studio:

  • Educatori professionali e tecnici della riabilitazione;
  • Professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche;
  • Tecnici del marketing;
  • Insegnanti nella formazione professionale;
  • Insegnanti di scuola pre -primaria;
  • Esperti nella progettazione formativa;
  • Farmacisti;
  • Professori di scuola secondaria superiore;
  • Ingegneri civili;
  • Specialisti in scienze economiche;
  • Esperti legali in imprese;
  • Tecnici del reinserimento e dell’integrazione sociale;
  • Addetti a sportelli assicurativi e bancari;
  • Insegnanti di scuola primaria;
  • Specialisti risorse umane e organizzazione del lavoro;
  • Addetti stampa, social media manager, esperti relazioni pubbliche;
  • Chimici e informatori scientifici del farmaco;
  • Tecnici pubblicità e public relations;
  • Assistenti sociali;
  • Specialisti in contabilità e problemi finanziari;
  • Progettisti e amministratori di sistemi informatici;
  • Ingegneri chimici, petroliferi e dei materiali;
  • Tecnici del lavoro bancario;
  • Architetti e urbanisti.

Professioni più difficilmente reperibili

Se questi sembrano essere i settori professionali più promettenti per offrire maggiori opportunità di lavoro, è doveroso specificare che, tuttavia, le aziende hanno difficoltà a reperire determinati tipi di figure professionali. A maggior livello di dettaglio, l’indagine in esame evidenzia che sono essenzialmente dieci le professioni con maggiori difficoltà di reperimento:

  • Analisti e progettisti di software -> 21.240 opportunità di lavoro previste nel 2018 con quota di difficoltà di reperimento del 61%;
  • Ingegneri energetici e meccanici -> 19.430 opportunità di lavoro previste nel 2018 con quota di difficoltà di reperimento del 52%;
  • Specialisti nei rapporti con i mercati -> 18.140 opportunità di lavoro previste nel 2018 con quota di difficoltà di reperimento del 51%;
  • Tecnici programmatori -> 13.210 opportunità di lavoro previste nel 2018 con quota di difficoltà di reperimento del 56%;
  • Ingegneri industriali e gestionali -> 10.390 opportunità di lavoro previste nel 2018 con quota di difficoltà di reperimento del 39%;
  • Insegnanti di lingue e arti applicate -> 6.310 opportunità di lavoro previste nel 2018 con quota di difficoltà di reperimento del 66%;
  • Ingegneri elettronici e in telecomunicazioni -> 6.250 opportunità di lavoro previste nel 2018 con quota di difficoltà di reperimento del 41%;
  • Specialisti amministrazione e pianificazione di impresa -> 6.140 opportunità di lavoro previste nel 2018 con quota di difficoltà di reperimento del 39%;
  • Tecnici controllo di gestione e della produzione -> 6.120 opportunità di lavoro previste nel 2018 con quota di difficoltà di reperimento del 41%;
  • Tecnici della sicurezza sul lavoro -> 3.880 opportunità di lavoro previste nel 2018 con quota di difficoltà di reperimento del 38%.

Ma non finisce qui. Tra le professioni “introvabili” rientrano anche:

  • Ottici, odontotecnici, optometristi;
  • Direttori tecnici e R&S;
  • Professioni tecnico sanitarie assistenziali;
  • Direttori commerciali e marketing;
  • Specialisti in terapie mediche;
  • Tecnici di laboratorio medico e radiologia, audiometristi;
  • Ingegneri elettrotecnici;
  • Interpreti e traduttori a livello elevato;
  • Direttori amministrativi e finanziari;
  • Responsabili di negozio;
  • Tecnici del leasing e risk manager;
  • Tecnici del controllo e della bonifica ambientale;
  • Segretari di direzione e archivisti;
  • Medici di medicina generale;
  • Ricercatori farmaceutici;
  • Grafici, disegnatori artistici, web designer.

Le motivazioni prevalenti di questa complessità nella ricerca del personale riguardano:

  • Il gap di offerta, ovvero la scarsità sul mercato delle figure ricercate perché troppo richieste dalle imprese;
  • Il gap di competenze, relativo all’inadeguatezza dei candidati sia per quanto riguarda la formazione che alla mancanza della necessaria esperienza.

Oltre alle conoscenze teoriche, per avere maggiori chance di entrare nel mercato del lavoro, inoltre, è particolarmente importante possedere particolari competenze trasversali. Le soft skills più richieste dalle imprese sono la flessibilità, la capacità di adattamento, di lavorare in gruppo e di problem solving. Un valore aggiunto è rappresentato anche dal possesso di competenze tecnologico- digitali per la gestione delle tecnologie 4.0 e l’utilizzo di linguaggi informatici.

Per quanto riguarda, invece, i settori economici in cui sono richiesti i laureati, la gran parte degli inserimenti avviene soprattutto nei servizi alle persone, tra questi in particolare i servizi sanitari, dell’assistenza sociale e di istruzione, e nei servizi alle imprese tra cui emergono i servizi avanzati di ingegneria, marketing, legali, contabilità, ricerca e sviluppo.