In quest’ultimo periodo tutti hanno il dito puntato contro i giovani. Anche il governatore della Liguria Zaia, ha affermato: “i giovani si sono sentiti esentati” dal Covid-19 e li ha invitati a stare attenti e a rispettare le misure di contenimento.

È sicuramente un comportamento da condannare quello messo in atto da una parte dei giovani, ma non bisogna soffermarsi solo su questo aspetto e soprattutto fare “di tutta l’erba un fascio”.

Tuttavia, facendo questa distinzione tra i giovani, come meri consumatori di servizi di intrattenimento, e gli anziani, come soggetti esonerati da questo tipo di responsabilità, si contribuisce al problema della disuguaglianza tra generazioni che pesa sull’Italia.

I giovani e gli effetti post lock-down

I risultati del sondaggio condotto da Belot e colleghi, evidenziano che la maggior parte dei giovani non si stia divertendo affatto, anzi sono i soggetti che stanno accusando di più gli effetti negativi derivanti dalla pandemia e dal lock-down, sotto il profilo psicologico, professionale ed economico.

La conseguenza della pandemia di Covid-19 sui giovani, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), ha reso più intense le disuguaglianze.

Un’analisi condotta dall’OIL rileva che, dall’inizio della pandemia di Covid-19, più del 70% dei giovani che studiano o che lavorano, sono stati influenzati negativamente dalla chiusura di scuole, università e centri di formazione.

Il rapporto dell’ OIL

Dal rapporto si evince che il 50% dei giovani teme che i propri studi siano ritardati e il 38%.  Incerto sulle prospettive di carriera future, con la preoccupazione che la crisi potrebbe creare ulteriori ostacoli nel mercato del lavoro e prolungare il passaggio dalla scuola al lavoro.

Guy Ryder, direttore generale dell’OIL, sostiene che «la pandemia sta infliggendo molteplici shock ai giovani; non sta solo distruggendo i loro posti di lavoro e le loro prospettive occupazionali, ma anche interrompendo la loro istruzione e formazione e avendo un grave impatto sul loro benessere mentale».

Lancia un appello perché «non possiamo lasciare che ciò accada» ed «è necessario proteggere un’intera generazione dal vedere le rispettive prospettive occupazionali permanentemente segnate dalla crisi».

È importante sottolineare che già prima dell’attuale crisi molti giovani si trovavano in condizioni precarie e che la maggior parte di essi lavora o ha lavorato nei settori più colpiti dal Covid-19, come ristoranti, alberghi e commercio al dettaglio, quindi con un maggior rischio di perdita di posti lavoro.

L’OCSE: rapporto sull’occupazione giovanile

L’ultimo rapporto sull’occupazione dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), sottolinea che i giovani, insieme alle donne, sarà il gruppo che risentirà di più della crisi, in quanto hanno lavori meno stabili e si son visti privati di esperienze formative e lavorative come stage e tirocini, rampe di lancio per il mondo del lavoro.

I giovani durante il lock-down hanno subito una maggiore riduzione dei loro redditi e consumi rispetto alle fasce più anziane.

L’elemento più interessante di questi risultati è che il divario tra reddito e spesa è maggiore tra gruppi di età rispetto alle classi di reddito.  Si evince,quindi, che il lock-down abbia accentuato maggiormente le disuguaglianze tra generazioni, che quelle tra ricchi e poveri.

Un altro problema che ha afflitto questa generazione è il fatto che siano stati anche profondamente colpiti dalla fermata della mobilità e dei programmi di interscambio (come il programma Erasmus), i quali offrono grandi opportunità di crescita di cui i giovani sono ora privati.

Disuguaglianza generazionale: possibili soluzioni

Per fortuna sono state avanzate delle proposte e delle soluzioni in merito al problema della disuguaglianza tra generazioni e le prospettive occupazionali dei giovani.

Come ha sottolineato Draghi, il punto di partenza è il superamento della logica dei sussidi, importanti per sopravvivere ma non per sfuggire alla situazione di precarietà. È necessario dedicare a istruzione e formazione gran parte del debito destinato alla ricostruzione post-Covid19.

A ciò si è aggiunta l’azione dei giovani stessi, i quali richiedono maggiore inclusività nei processi decisionali.

Infatti, la stessa OIL ha ribadito che “è fondamentale per fornire una risposta più inclusiva alla crisi Covid-19 garantire che le voci dei giovani siano ascoltate”.