Oggi, 30 giugno ’21, scade la proroga per il blocco dei licenziamenti emanata dal Governo di Conte con il Decreto Sostegni Bis.

Tale misura interessa tutte le aziende del territorio nazionale senza vincoli di settore o numero dipendenti.

Il termine primo del 16 maggio 2020 è stato prorogato ripetutamente in ultimo proprio dal Decreto Sostegni bis del 25 maggio 2021, dove sono state individuate 3 scadenze che dovranno condizionare lo sblocco dei licenziamenti.

I termini sono i seguenti:

  • 30 giugno 2021 per la generalità delle imprese
  • 31 ottobre 2021 per le aziende che usufruiscono degli ammortizzatori sociali inserito dal Decreto sostegni, ovvero Cassa Integrazione Guadagni In Deroga (CGID), l’assegno erogato dal Fondo di Integrazione Salariale (FIS) e la Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli (CISOA);
  • 31 dicembre 2021 per i datori di lavoro che, a partire dal 1° Luglio 2021, accederanno alla Cassa Integrazione Ordinaria o Straordinaria ovvero quelle non riconducibile al periodo pandemico.

Sblocco licenziamenti: settori non inclusi

Il tema dello sblocco dei licenziamenti è sicuramente un argomento che negli ultimi giorni sta facendo discutere.

Il Governo, se da un lato ha deciso di procedere con lo sblocco quasi totale, ha ritenuto opportuno mantenere la situazione attuale per le categorie più in crisi:

  • tessile;
  • abbigliamento;
  • pelletteria.

Questi tre settori godranno del blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre 2021.

Dal comunicato stampa del Governo si legge: “Le parti sociali alla luce della soluzione proposta dal Governo sul superamento del blocco dei licenziamenti, si impegnano a raccomandare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente ed il decreto legge in approvazione prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro. Auspicano e si impegnano, sulla base di principi condivisi, ad una pronta e rapida conclusione della riforma degli ammortizzatori sociali, all’avvio delle politiche attive e dei processi di formazione permanente e continua”.

La situazione dal 1 luglio 2021

Cosa succederà dal 1 luglio?

Tutte le aziende potranno tornare ed affrontare il tema dei licenziamenti con le modalità con cui si interveniva prima del Covid 19.

Si potrà tornare a licenziare, sia individualmente sia collettivamente i dipendenti nel caso in cui ci siano motivazioni relative all’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro e/o il suo regolare funzionamento, insomma per un giustificato motivo oggettivo.

Discorso leggermente diverso è per i licenziamenti collettivi, che potranno essere effettuati solo all’interno di aziende con un numero maggiore di 15 dipendenti.

I criteri per individuare i lavoratori da licenziare sono indicati dai contratti collettivi o direttamente dalla Legge n. 223/1991, che li identifica in:

  • carichi di famiglia;
  • anzianità di servizio;
  • esigenze tecnico-produttive e organizzative.