Assolavoro, l’Associazione Nazionale di Categoria delle Agenzie per il Lavoro, ha analizzato gli impatti sul mercato del lavoro che l’epidemia COVID 19 sta generando.

Il dirompente e imprevedibile shock economico ha comportato, a livello nazionale e internazionale, una contrazione non solo dell’offerta, ma anche della domanda di lavoro. Mantengono i loro spazi di mercato:

  • i consumi essenziali;
  • la sanità;
  • la chimica e la farmaceutica;
  • le telecomunicazioni;
  • la logistica.

Complessivamente le misure di blocco della produzione hanno comportato, secondo l’ISTAT un calo dell’occupazione del -34%.

Il Centro Studi Confindustria ha stimato una riduzione del PIL di circa il -6%, considerando l’ipotesi che l’emergenza rientri nel mese di maggio. Ogni ulteriore slittamento delle misure restrittive comporterebbe un calo ulteriore di Prodotto Interno Lordo di almeno lo 0.75% punti di PIL.

Uno scenario così incerto, la riduzione del credito disponibile, il calo della domanda causeranno, innanzitutto, un crollo negli investimenti delle imprese italiane di almeno il -10.6%. Si verificherà un ridimensionamento notevole dei consumi delle famiglie (-6.8%), soprattutto nell’abbigliamento, nei servizi ricreativi, culturali ristorativi e ricettivi, nonché la penalizzazione dell’export italiano.

La situazione nel 2019

Tali prospettive si inseriscono in uno scenario economico già particolarmente problematico. Nel 2019, difatti, il PIL italiano ha registrato un calo dello 0.3%, con una contrazione del valore aggiunto sia del settore industriale che dei servizi.

In particolare, nel settore industriale, hanno registrato andamenti negativi il tessile e l’abbigliamento, la metallurgia e la fabbricazione dei mezzi di trasporto.

Positivi, invece, i risultati, nel 2019, dei comparti dell’Informazione e Comunicazione (+ 0,8%), delle attività immobiliari (+ 0,3%), di intrattenimento (+1.2%) e artistiche (+1.1%) e, con un incremento più significativo, i risultati del comparto agricolo (+ 1,4%).

A livello internazionale il PIL complessivo registra un aumento del 2.9% che, però, rappresenta una frenata della crescita economica mondiale, considerando il fatto che nel 2018 si attestava su un +3.6%. Anche il PIL della Zona Euro rallenta, passando dal +1.9% del 2018 al +1.1% del 2019.

Analizzando i dati occupazionali del 2019, emerge che in Italia si è registrato l’incremento positivo di 145mila unità di nuovi occupati, con un tasso di occupazione che raggiunge il risultato più positivo dal 2008, ossia il 59%. L’entusiasmo per questo risultato è subito contenuto dal fatto che in 9 casi su 10 ad aumentare è l’occupazione part time, soprattutto quella involontaria.

L’offerta di lavoro ha registrato un incremento della domanda dell’1.6% rispetto al 2018, più nei servizi che nel settore industriale. Cresciuti anche gli oneri sociali (+3.7%) e il valore medio delle retribuzioni.

Per quanto riguarda il mercato della somministrazione nel 2019, il rallentamento dell’economia e i cambiamenti normativi derivati dal DLgs 87/2018 hanno causato una diminuzione, rispetto all’anno precedente, del 4.6% del numero di lavoratori impiegati, con un calo molto accentuato del numero di contratti stipulati (-25.2%). Si è registrato, inoltre, un calo della richiesta del personale a tempo determinato (-14,3%) e, al contrario, un aumento molto significativo della componente a tempo indeterminato: questo ultimo fattore ha permesso di contenere la diminuzione del monte retributivo complessivo e del livello occupazionale.

È cresciuto il numero dei somministrati nel settore primario e nell’industria, è rimasto stabile in quello edilizio, è diminuito nel settore dei servizi.

Il lavoro giovanile

Il numero di giovani somministrati (19-34) rappresenta ancora la componente prioritaria della forza di lavoro di questa tipologia (51.5%), ma in diminuzione rispetto al 2018 (53%); al contrario la fascia di over passa dal 13.3% del 2018 al 16.1% del 2019.

Se il lavoro somministrato complessivamente diminuisce, aumentano le tipologie contrattuali precarie -come i contratti di lavoro a chiamata, le collaborazioni occasionali e i contratti stagionali- che, in seguito al “Decreto Dignità”, registrano un +100mila unità.

Le prospettive della somministrazione nel 2020

Il Centro Studi Confindustria prevede che la diminuzione del PIL incida in termini occupazionali con una perdita di 625 mila unità di lavoro. Tale effetto sarà ancora più dirompente nel settore della somministrazione, di per sé molto sensibile alle dinamiche economiche. L’analisi storica rivela, infatti, che la perdita di un punto PIL incide in media con la contrazione di 5 punti percentuali in meno di occupati somministrati.

La flessibilità di questa tipologia contrattuale, però, che ben si adatta all’imprevedibilità degli scenari futuri, potrebbe essere una leva decisiva per contenere la contrazione di questo settore.