Politiche Attive del Lavoro, sembra essere il tema del momento, in effetti lo è. A pieno titolo e per tutta una serie di ragioni.

Una su tutte, la necessità di rispondere a un cambiamento che sta determinando l’importante rivoluzione o evoluzione – ad ognuno la sua definizione – del mondo del lavoro.

A sottolinearne l’importanza è anche la scelta della Commissione Europea di eleggere il 2023 ad Anno europeo delle competenze per stimolare la competitività, la partecipazione e il talento.

Le Politiche Attive in questo ragionamento svolgono un ruolo determinante perché sono lo strumento che consente di riqualificare e aggiornare, di agire direttamente sul mercato del lavoro, di favorire l’incontro tra domanda e offerta.

Incidono sulle opportunità occupazionali delle categorie a rischio e svantaggiate con servizi di orientamento dedicati, sostengono la ricerca del lavoro, chiamando in causa i servizi pubblici per l’impiego, le agenzie per il lavoro e puntano sugli incentivi all’assunzione.

Una macchina complessa, non c’è che dire, dalle incredibili prospettive.

Cosa però non funziona?

In Italia le politiche attive, e in particolare gli incentivi all’occupazione, si rivolgono soprattutto ai giovani. Ai margini troviamo i lavoratori anziani così come le donne e una bella fetta di persone che vive nelle regioni del Sud Italia. Se a questa analisi sui destinatari aggiungiamo che in Italia la spesa totale in politiche del lavoro è tra le più basse e, nel corso di vent’anni, il suo aumento è andato di pari passo con la riduzione dell’orientamento sul lavoro allora la risposta vien da sola.

Gli strumenti e le azioni messe in campo non devono tradursi in un mero mantenimento economico del lavoratore, ma devono portare al miglioramento di quello che è il “capitale umano” favorendo al tempo stesso il reskilling coerente con le richieste delle aziende.

Fondo Nuove Competenze, programma GOL e il sistema duale sono i tre strumenti messi in campo per realizzare la missione sule Politiche Attive del Lavoro e sulla Formazione, prevista dal PNRR. Tanto è stato previsto, detto e confermato ma sono ancora troppi i nodi da sciogliere. 

Per le Politiche Attive ci si aspetta un ruolo centrale più energico da parte dello Stato, un maggior coordinamento dei servizi per l’impiego e una solida coesione tra strutture pubbliche e private (centri per l’impiego e agenzie del lavoro private).

L’impegno di CeSFoL

Il lavoro del CeSFoL punta al raggiungimento di questi traguardi. L’organizzazione di tavole rotonde e d’incontri istituzionali periodici con tutti gli attori del mondo del lavoro ha consentito nel tempo di mettere a sistema idee e progetti, di avere uno sguardo attento sulla società, sull’ecosistema formativo e sul mercato del lavoro, oltre che di veicolare domande e suggestioni richieste proprio dalla platea associativa.

Due appuntamenti per discutere delle Politiche Attive del Lavoro

Insieme a Claudio Tucci e Stefania Lemme, entreremo nel merito delle Politiche Attive con un webinar che sarà d’aiuto a quanti sono alle prese con le diverse procedure in atto.

Clicca qui e inviaci le tue domande. Gli esperti risponderanno in diretta!

 

Con la tavola rotonda, organizzata da CeSFoL, grazie al contributo dei relatori che interverranno, raccoglieremo le ultime notizie su Fondo Nuove CompetenzeReddito di Cittadinanza e GOL.

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Giulia Santarsiero
Relationship Manager Centro Studi Formazione e Lavoro